Il crocifisso nelle scuole e il problema della laicità in Italia" - La branca R/S si interroga
Il Noviziato Clan Raggio di Luna – Stella Polare, in occasione della route invernale, ha deciso di trattare un argomento che ancora oggi genera molto scalpore: Il crocifisso nelle aule scolastiche, trattazione che ci ha spinto a riflettere sulla sua valenza educativa in generale. La comunità R/S ha sostenuto un processo dividendosi in due parti, favorevoli e contrari alla presenza di questo simbolo.
Proprio ultimamente la sentenza della corte europea dei diritti dell’uomo, ha accolto un ricorso presentato da una cittadina italiana di origine finlandese, ed ha dichiarato che la presenza del crocifisso è “una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” e ancora, “una violazione alla libertà di religione degli alunni”. La sentenza è molto discutibile e intendiamo presentarla evidenziando i vari punti di vista. A favore della sentenza parla Vincenzo Vita, vicepresidente della commissione cultura del senato: “La sentenza non delegittima la religione cattolica, ma la riconsegna ad una spiritualità ch non ha bisogno di simboli esibiti in luoghi non adibiti al culto”. Contrariamente il mondo della cristianità risponde a questa sentenza non difendendo le radici cristiane del simbolo, bensì una base culturale e tradizionale che è nella natura del nostro stato: "Il crocifisso rappresenta civiltà, dedizione, giustizia, sacrificio ed onore, ossia rappresenta quell’insieme di valori universali che una democrazia in grado di definirsi tale deve avere come solide basi”. Emma Bonino, deputata del PD afferma: “Non ci vedo né scandalo, né particolare furore laicista. Piuttosto in questa sentenza leggo una semplice conferma del fatto che i luoghi pubblici devono essere davvero di tutti: dei credenti, dei non credenti, dei diversamente credenti”. Tuttavia lo stesso segretario del PD Pierluigi Bersani asserisce che “Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che una questione delicata come questa, qualche volta sembra essere vittima del diritto”. Il mondo cattolico - prosegue - “parla di sopravvento di una visione parziale ed ideologica, ribadendo che tra tutti i simboli che i giovani percepiscono ogni giorno, la sentenza va a colpire quello che più rappresenta una grande tradizione non solo italiana ma anche europea”. Una visione più moralista della questione ci viene fornita dallo scrittore Stefano Benni, il quale afferma: “Quanti cristi inchiodati ad una sedia ed ad un letto la gente scavalca per inchinarsi ad un cristo di legno. Quanti sacrifici dimenticati, per ricordarne uno. Se mi facessero entrare in una chiesa, griderei: Smettete di guardare quell’altare vuoto. Adoratevi l’un l’altro.”
Sul piano legale i pro e i contro si appellano rispettivamente ai Patti Lateranensi e al Decreto Regio i primi, che sancivano la presenza del crocifisso nelle aule; i secondi direttamente alla laicità dello stato e all’articolo 3 della Costituzione. La questione del crocifisso esposto in luoghi pubblici non è una novità dell’ultima ora, poichè da quasi un decennio filosofi, giuristi, teologi e soprattutto i mass-media si sono interessati all’argomento. Tuttavia quale è il senso del crocifisso in un’ Italia in cui la situazione religiosa è a dir poco turbolenta, dove si è perso il senso stesso della fede? Per giungere ad un punto di incontro abbiamo analizzato le testimonianze della cittadinanza, nella quale abbiamo colto il contrasto tra le fasce d’età: gli anziani, gli adulti e i giovani. I primi vedono in questo simbolo un segno d’amore che c’è sempre stato, gli adulti intendono mantenerlo per proteggere la cultura dei propri figli ed infine i giovani, che si sono rivelati meno interessati al tema. Da subito abbiamo rilevato la scarsa determinazione del problema sia per il cristiano, che per il laico: avere il crocifisso nelle aule non scalfisce le convinzioni e i valori di nessuno. Infatti chi crede lo porta nel cuore; al contrario un non credente certo non può esserne influenzato. Ma dunque perché tanti dibattiti a riguardo? Con la nostra discussione siamo giunti a comprendere che errato è il modo in cui è stato affrontato il problema, strumentale e ipocrita. Il caso non è nato da una presa di coscienza del popolo italiano, rinsavito dal torpore della religione, ma da un singolo episodio, quello sopracitato, particolare. L’attenzione verso questo tema è andata col tempo scemando, e crediamo che questo grande polverone mediatico sia stato il pretesto per iniziare uno scontro dapprima nella sfera religiosa, toccando le corde della sensibilità confessionale, salvo poi aprirsi a quelle politico-culturali.



BRANCA R/S


